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Museo "fuori di sè". L'ecomuseo del litorale pesarese

 

 Maria Lucia De Nicolò
  Università di Bologna


 
                        Ecomuseo  del litorale pesarese                                    


                        
L’ecomuseo propone un particolare lettura della fascia costiera della Provincia di Pesaro Urbino e del suo patrimonio che prende ispirazione dai presupposti operativi del progetto AdriaMuse di valorizzazione delle strutture museali già esistenti, da esplorare, in questa nuova visuale, attraverso i segni della civiltà adriatica.
Con  l’ ‘Ecomuseo’, punto di arrivo dell’evoluzione del concetto museo, si intende infatti attivare, coinvolgendo una vasta area compresa tra Gabicce Mare e Marotta, una strategia museale innovativa  indirizzata a far emergere identità locali antiche e recenti, a recuperare il senso di appartenenza, a favorire il turismo e altre forme di economia legata ad un buon uso dei beni culturali.
Si tratta di tradurre valori e saperi della storia dei luoghi, opportunamente interpretata, in ‘quadri’ didattici  in movimento che mettano in risalto le interazioni avvenute nel  corso dei secoli fra la società e l’ambiente nel rapporto uomo-mare, e le derive sociali, politiche, economiche, culturali che ne sono conseguite.
I luoghi-teatro dell’ecomuseo, anche con la complicità della geografia, si prefigurano da sempre come una “frontiera aperta” e le popolazioni che ab immemorabili  si sono succedute andando a disegnare il paesaggio storico, sono state partecipi di un interessante “gioco dello scambio” in cui l’Adriatico, quale strada liquida che alimenta una rete di relazioni mediterranee a corto e lungo raggio, ha rappresentato la linfa vitale. Nel gioco dello scambio, che assume toni diversi di  incontro-scontro a seconda del momento storico, delle necessità o degli interessi, gli uomini entrano in contatto e con essi circolano, oltre alle merci in una obbligatoria complementarietà delle risorse, miti, usanze, costumi e tradizioni alimentari, modi di abitare, tecniche. Rapporti commerciali pacifici ma anche conflitti, attività di contrabbando, azioni di pirateria finiscono per costituire la trama della storia complessa di un territorio che si rivela in fondo “senza confini”, per la molteplicità di aperture e di testimonianze che racchiude, per la sua capacità in epoche diverse di connettersi con i territori alle sue spalle e con quelli oltre Adriatico e che oggi apre a nuove e inedite esperienze di collaborazione sul fronte culturale per nuove forme di turismo.
 
Fra le possibili definizioni di ecomuseo la più calzante per il progetto della Provincia di Pesaro è sicuramente  quella formulata da Maurizio Maggi: “un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio”.
 
 - Patto cioè una assunzione di responsabilità da parte della popolazione residente, resa consapevole del valore patrimoniale del territorio e dei beni culturali che custodisce.
- Comunità che sta ad intendere che il ruolo fondamentale delle istituzioni locali deve affiancarsi ad una convinta partecipazione degli abitanti.
- Prendersi cura significa conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo.
- Territorio che non è solo una superficie fisica, ma anche una complessa stratificazione di elementi ambientali, culturali, sociali che definiscono uno specifico patrimonio locale. 
 
Nella parola territorio è trattenuta sia la storia della popolazione che ci vive, sia quella rappresentata dai segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato ed è principalmente da questo insieme che devono essere tratti gli elementi base per la costruzione dell’ecomuseo: un’istituzione al servizio della società e del suo sviluppo che è al contempo un laboratorio di ricerca che acquisisce testimonianze materiali e immateriali sul passato, remoto e recente, le conserva, le comunica, le espone ai fini di studio, di educazione e di diletto.
Un museo tradizionale espone una collezione, un ecomuseo un patrimonio; un museo è ospitato in un edificio, l’ecomuseo agisce nel territorio; un museo si rivolge ad un pubblico, l’ecomuseo si apre  alla popolazione residente e interagisce con essa, mostrando una molteplicità di valenze ai visitatori esterni permettendo acquisizioni culturali anche inaspettate.
Sulla base di queste considerazioni si muove la costruzione dell’Ecomuseo del litorale pesarese che, rispetto ad altre esperienze similari, si presenta con una connotazione ibrida, dal momento che coinvolge al suo interno anche le strutture museali classiche già presenti nel territorio, prospettando però una rinnovata interpretazione dei loro contenuti o almeno di una parte di essi, collegando gli uni agli altri nella trama di un racconto storico originale che si concretizza in un parco tematico, in un percorso di visita e di conoscenza del territorio che entra ed esce da musei, biblioteche, pinacoteche, chiese, spostandosi anche ad osservare architetture, paesaggi, flora e fauna, ad ascoltare la gente, a scoprire usi, costumi,  tradizioni, attività e risorse locali di ieri e di oggi.
Come prima azione concreta per l’attivazione dell’Ecomuseo sono stati delineati tre itinerari che si muovono nei territori comunali di Gabicce Mare, Pesaro, Fano, su una traiettoria di ca. 40 Km, che abbraccia al suo interno anche località dell’entroterra. Inseguendo spunti tematici che trovano come comune denominatore l’Adriatico quale luogo dello scambio ispiratore dell’intitolazione dei vari segmenti di conoscenza (archeologia navale, porti e pescatori, mestieri delle rive, civiltà della vite e del vino, santi protettori, simboli e leggende del mare, opere e artisti di un Rinascimento adriatico, riti, feste, tradizioni alimentari ecc.), viene presentata una topografia di beni culturali, materiali e immateriali sparsi nel territorio, funzionale a dar vita ad un “museo della comunità”, dal momento che fondamentale, per la riuscita del progetto, sarà il coinvolgimento di energie umane e risorse locali. Quando il processo si attuerà nella sua interezza si troveranno segmenti-museali disseminati nel territorio in grado di far vivere il ‘patrimonio culturale’, e le sue interpretazioni, facendolo conoscere e riaffermare sia verso l’interno (abitanti) che verso l’esterno (visitatori forestieri). L'Ecomuseo va infatti inteso come il museo di un luogo e al tempo stesso il luogo del museo, che punta ad integrarsi con le realtà significative presenti nel territorio (centri di esperienza legati all’artigianato, ai prodotti tipici, etc.) e potrà considerarsi pienamente costituito quando riuscirà a mostrarsi un “sistema vivente” diffuso nel territorio, in grado di attirare il visitatore e di far scoprire il patrimonio paesaggistico e storico in un contesto pienamente inserito nella vita economica e sociale.
In quest’ottica il museo si erge a presidio capace di indirizzare la fruizione dei beni culturali in idee di impresa, perché non si limita, come nel concetto classico, a fungere da contenitore di oggetti isolati e decontestualizzati ma, al contrario, diventa un luogo in cui, in modo organico ed integrato, il patrimonio culturale viene preservato ed inserito in un più grande e ambizioso progetto che si pone a tutti gli effetti anche come un intervento di riqualificazione.
Si mette in campo un’idea innovativa, un progetto culturale e al contempo economico che potrà ‘marcare’ significativamente il territorio, conferendo un valore aggiunto e distintivo alla fascia costiera pesarese.
L’ecomuseo punta insomma a:
 
1. recuperare alla memoria collettiva la conoscenza delle identità culturali, valorizzando la storia, le tradizioni, il paesaggio e facendo emergere le diverse identità sviluppatesi nel tempo, primariamente l’identità marinara e quella rurale.
2. promuovere il turismo culturale con azioni di reinterpretazione delle identità storiche utilizzando strumenti, linguaggi ed effetti di spettacolo.
3. creare una rete di relazioni nazionali e internazionali utile ad amplificare i punti 1 e 2 attraverso azioni di comunicazione rivolte a far conoscere, tutelare e valorizzare le realtà culturali ed i beni ambientali del territorio in cui agisce.
4. costruire un sistema territoriale governato dalla comunità locale e caratterizzato da capacità organizzativa, responsabilità imprenditoriale, cooperazione istituzionale.
 
 
Ultima modifica il Mercoledì, 16 Settembre 2015 11:28
MUSEO DELLA MARINERIA WASHINGTON PATRIGNANI PESARO
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