{"id":1029,"date":"2025-04-15T11:36:27","date_gmt":"2025-04-15T09:36:27","guid":{"rendered":"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/?page_id=1029"},"modified":"2025-05-12T11:18:49","modified_gmt":"2025-05-12T09:18:49","slug":"ingresso-e-corridoio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/ingresso-e-corridoio\/","title":{"rendered":"Ingresso e corridoio"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ingresso e corridoio<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"blocco\" style=\"font-style:normal;font-weight:100\"><strong><em>Gli occhi della barca<\/em>.<\/strong> Sulla prora erano ben riconoscibili i due grandi occhi della barca, antichi simboli apotropaici in uso <em>ab immemorabili<\/em> presso i popoli navigatori del Mediterraneo. Dipinti, incisi o realizzati come piccole sculture, gli occhi della barca erano posizionati ai lati dell\u2019asta prodiera, in alto, sopra i due fori cilindrici (<em>occhi di cub\u00eca<\/em>) che permettevano il passaggio dei cavi delle ancore.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-nv-dark-bg-color has-text-color has-link-color wp-elements-036e6e4071b05b377b78c6fe5636a5e2\" id=\"ornamenti\"><strong>Simboli e ornamenti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"blocco\"><strong><em>Gli ornamenti della barca<\/em>. <\/strong>Colori e i simboli utilizzati per abbellire lo scafo richiamano antichissime tradizioni propiziatorie. Gli elementi decorativi erano costituiti dalla colorazione dello scafo e delle vele, dalla scultura sulla ruota di prua, che spesso raffigurava un vello di animale, il cosiddetto \u201cpelliccione\u201d, dagli occhi della barca, collocati a prua, dalla \u201cgioia\u201d, la ghirlanda sistemata a prua e a poppa. Il rito antico di collocare, affisso ad un palo sulle rive del mare perch\u00e9 il dio del mare la vedesse l\u2019offerta votiva per propiziarsi la navigazione, si \u00e8 trasferita poi simbolicamente nell\u2019usanza di scolpire a prua un richiamo alla pelliccia di agnello, corna di capra o di altri animali, come segno scaramantico. Gli scafi antichi presentavano una colorazione scura, nera, dovuta ai materiali di calafataggio e solo dal Novecento si \u00e8 iniziato a ricorrere alla pittura per abbellire la barca. I toni scuri furono soppiantanti da verniciature che privilegiavano le tinte brillanti, quali il rosso, il verde, l\u2019azzurro, il grigio chiaro. Gli occhi della barca, che dovevano caricare la barca di una forza magica, erano resi pi\u00f9 espressivi, raffigurati a volte con sembianze antropomorfe, altre con un disco colorato o in forma di triangolo o di stella.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-nv-dark-bg-color has-text-color has-link-color wp-elements-f6731a916515c2532c4a19da4fde5720\" id=\"polena\"><strong><strong>La Polena di Pesaro<\/strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"blocco\">Di autore ignoto, con tutta probabilit\u00e0 abbelliva un brigantino. Raffigura una giovane donna in posizione dinamica e tradisce l\u2019ispirazione dell\u2019artista alle sculture di Antonio Canova. L\u2019arrivo a Pesaro di questa pregevole scultura \u00e8 collegato ai traffici nel Levante di un veliero della famiglia Sponza e secondo le memorie locali, si deve a quell\u2019equipaggio il suo recupero dal relitto galleggiante di una nave naufragata in acque greche. Rimasta ignorata per oltre un secolo dai suoi detentori, \u00e8 stata poi consegnata al Museo nel 1988 dai fratelli Celeste, Giuseppe e Daniele Mazza che ne erano entrati in possesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quaderno del Museo n. 16<em>,<\/em> M.L. De Nicol\u00f2, a cura,<em> La polena di Pesaro. Restauro e valorizzazione <\/em>(2016) <strong>PDF<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"623\" height=\"1024\" data-id=\"1549\" src=\"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-623x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1549\" srcset=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-623x1024.jpg 623w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-182x300.jpg 182w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-91x150.jpg 91w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-768x1263.jpg 768w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2-934x1536.jpg 934w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro2.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 623px) 100vw, 623px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"851\" height=\"1024\" data-id=\"1550\" src=\"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3-851x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1550\" srcset=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3-851x1024.jpg 851w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3-249x300.jpg 249w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3-125x150.jpg 125w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3-768x924.jpg 768w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro3.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 851px) 100vw, 851px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" data-id=\"1551\" src=\"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1551\" srcset=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4-100x150.jpg 100w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/polena_di_pesaro4.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nave di Novilara<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"blocco\">Riproduzione del disegno riportato nella stele (VII-VI sec. a.C.) ritrovata nei dintorni di Novilara e conservata in originale nel Museo Oliveriano.&nbsp; Spiegazione: la grande nave oneraria spinta dal vento e da quindici rematori \u00e8 stata attaccata da una veloce imbarcazione di pirati, ma la sua piccola nave di scorta, piena di uomini armati riesce a difenderla ingaggiando una battaglia navale e il carico \u00e8 salvo. Le scene riprodotte agli angoli superiori della stele sembrano mostrare la consistenza del carico: greggi di animali da pascolo, cereali provenienti da un campo arato e schiavi. La nave di scorta appartiene al principe o navarca locale defunto, che la stele commemora, riproducendo l\u2019episodio forse pi\u00f9 drammatico della sua vita: l\u2019attacco da parte dei pirati Illiri. L\u2019interpretazione del disegno \u00e8 di Lorenzo Braccesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quaderno del Museo n. 1<em>, <\/em>Ravara Montebelli, C.,&nbsp;<em>Archeologia navale. Cronache di un rinvenimento adriatico. Le stele di Novilara<\/em> (2007) <strong>PDF.<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"725\" src=\"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/wp-content\/uploads\/disegno-1024x725.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1542\" srcset=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/disegno-1024x725.jpg 1024w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/disegno-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/disegno-150x106.jpg 150w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/disegno-768x544.jpg 768w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/disegno.jpg 1412w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-nv-dark-bg-color has-text-color has-link-color wp-elements-46c3b066f70a7f708e632e0d3bb555b4\" id=\"pesaro\"><strong><strong>La piazza marittima di Pesaro nel Quattrocento<\/strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"blocco\">Nel basso medioevo e nella prima et\u00e0 moderna la presenza a Pesaro di carpentieri navali provenienti da Venezia, Capodistria, Ragusa, Arbe, Segna, Sebenico, Curzola, Zara, Spalato, Cefalonia, isole greche \u00e8 ben documentata. Nel Quattrocento si accerta una consistente predominanza di costruttori di origine dalmata richiamati sia per la costruzione che per il ripristino dei legni e per opere di manutenzione. Nei cantieri di Pesaro, nel 1470, viene costruita una <em>navis magna<\/em> destinata ai traffici con il Levante (Siria, Alessandria) commissionata da un pool di mercanti pesaresi e la miniatura raffigurante una nave tonda inserita fra le splendide illustrazioni del codice celebrativo delle nozze fra Costanzo Sforza signore di Pesaro e Camilla d\u2019Aragona nel 1475, convince dell\u2019importanza assunta in quel secolo dal porto di Pesaro sul fronte dei traffici marittimi. La <em>navis<\/em>, verosimilmente una <em>caravella<\/em>, faceva parte di una flottiglia mercantile pesarese composta da 14-15 unit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:100%\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"693\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-693x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2350\" srcset=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-693x1024.jpg 693w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-102x150.jpg 102w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-768x1135.jpg 768w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza-1040x1536.jpg 1040w, https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/wp-content\/uploads\/lasperanza.jpg 1313w\" sizes=\"auto, (max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ingresso e corridoio Gli occhi della barca. Sulla prora erano ben riconoscibili i due grandi occhi della barca, antichi simboli apotropaici in uso ab immemorabili presso i popoli navigatori del Mediterraneo. Dipinti, incisi o realizzati come piccole sculture, gli occhi della barca erano posizionati ai lati dell\u2019asta prodiera, in alto, sopra i due fori cilindrici&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/ingresso-e-corridoio\/\" rel=\"bookmark\">Read More &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Ingresso e corridoio<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1560,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","neve_meta_reading_time":"","_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":""},"class_list":["post-1029","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1029"}],"version-history":[{"count":68,"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1029\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2351,"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1029\/revisions\/2351"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1560"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}