{"id":1078,"date":"2025-04-15T15:30:39","date_gmt":"2025-04-15T13:30:39","guid":{"rendered":"https:\/\/marineriawp.abanet.it\/?page_id=1078"},"modified":"2025-05-12T09:27:23","modified_gmt":"2025-05-12T07:27:23","slug":"sala-4-tecniche-di-pesca","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.museomarineriapesaro.it\/index.php\/sala-4-tecniche-di-pesca\/","title":{"rendered":"Sala 4 Tecniche di pesca"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Sala 4 Tecniche di pesca<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>Antiche maniere di pescare<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"blocco\">La pesca <em>a tratta<\/em> risulta la tecnica pi\u00f9 diffusa e praticata nel Quattro e Cinquecento. Un altro sistema, pi\u00f9 modesto, per le dimensioni pi\u00f9 ridotte degli attrezzi, era poi la pesca <em>a spontale<\/em>, una rete rettangolare, con dimensioni variabili, trascinata da due persone che trattenevano le aste alle cui estremit\u00e0 erano legati i capi della rete stessa. Lungo il litorale pesarese erano attive anche numerose <em>palate <\/em>per la pesca, che erano strutture realizzate con palificate lignee, collegate da tavoloni sui quali venivano impiantate postazioni fisse per la pesca (bilancie, lucerne). Simili ai <em>trabocchi<\/em> ancora oggi presenti sulle coste dell\u2019Abruzzo, le <em>palate <\/em>erano posizionate lungo le rive di pertinenza delle comunit\u00e0 costiere di Gabicce, Casteldimezzo, Fiorenzuola, \u00a0della citt\u00e0 (palata di S. Marina, di Soria, di Sottomonte), ma ospitavano alcune postazioni fisse per la pesca anche i moli del portocanale e i guardiani. Nel secondo Cinquecento, viene introdotta da pescatori della laguna veneta (Chioggia, Burano) una nuova maniera di pescare che permette di ampliare il raggio di azione della <em>tratta<\/em>. Si ha di fronte una tecnica piscatoria applicabile ad una maggiore distanza dalla riva grazie all\u2019utilizzo di due imbarcazioni e di una rete, detta <strong><em>bragoccio<\/em><\/strong>. Alcuni bragozzi pescavano anche \u201ca pelago\u201d servendosi di una lunga fune a cui erano appese varie cordicelle munite di ami, per catturare pesce in alto mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left blocco\"><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left\"><em>Le nuove tecniche piscatorie fra Sei e Settecento<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"blocco\">Nel 1614 i pescatori provenzali di Martigues importano nel medio Adriatico una tecnica di pesca a strascico, detta \u201ca tartana\u201d, destinata a soppiantare la pesca con i <em>bragocci<\/em>. La nuova tecnica viene applicata per\u00f2 all\u2019utilizzo degli scafi gi\u00e0 in uso, con la sistemazione sugli stessi di una diversa, innovativa velatura latina. Le<strong> tartane <\/strong>pesaresi infatti ripropongono nella fattura degli scafi, le sagome della <em>peota<\/em> e della <em>nascara<\/em>, tipiche della tradizione veneta, ma su queste si innesta un apparato con vela latina e fiocco (<em>polidrone<\/em>) ad imitazione delle tartane francesi. La flottiglia pesarese contava nel primo Seicento 17 tartane. La tecnica di pesca <em>a tartana<\/em> \u00e8 stata&nbsp; denominata dalle marinerie tradizionali marchigiane e romagnole pesca \u201ca spunter\u201d, dal nome che si dava alle due aste che sporgevano dal natante per tendere la rete.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sala 4 Tecniche di pesca Antiche maniere di pescare La pesca a tratta risulta la tecnica pi\u00f9 diffusa e praticata nel Quattro e Cinquecento. 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