
L’invisibile non ha un peso o un impatto sulla sensibilità dei più quando si parla di conservazione della biodiversità, di sostenibilità ecologica o protezione di specie a rischio estinzione e l’iniziativa mira ad evidenziare come l’invisibile è una porta che conduce ad un doppio racconto, uno biologico e l’altro profondamente umano, ma entrambi connessi al valore della diversità e della resilienza.
Seguirà la presentazione del quaderno n. 31 della collana “Rerum maritimarum” dal titolo Il mare nascosto. Viaggio nella biodiversità dei sedimenti marini, sempre a cura delle due relatrici.
La mostra sarà visibile tutti i giorni fino al 2 Novembre – Parco di Villa Molaroni
Orario:
fino il 30 settembre dalle ore 8 alle ore 20;
dal 1 ottobre al 2 novembre dalle 8 alle ore 19.
Il fratino, piccolo uccello frequentatore delle dune costiere fanesi, muove in noi molta più simpatia di un organismo grande una frazione di millimetro. La sonnolenta foca monaca che si riposa nelle grotte marine, sugli anfratti rocciosi e sulle spiagge innanzi al mare Adriatico, ci conquista molto di più di un nematode confuso tra i sedimenti del substrato. Mossi da questo tipo di empatia talvolta accade che più specie di macrovertebrati vengano accolte dalla parte illuminata del nostro immaginario collettivo e così tentiamo ogni strada per salvaguardarne il futuro. Dopotutto, se ben ci pensiamo, l’inoffensiva testuggine con la sua eleganza nel nuoto e la caparbietà nel deporre le uova là dove è nata, ci ha indubbiamente incoraggiato a creare ospedali specializzati per il recupero degli esemplari feriti o malati, a compiere azioni di monitoraggio delle popolazioni, a sensibilizzare i pescatori alla tutela di questi incredibili rettili marini. Ma gli invisibili? La biologia ci dice che da soli hanno dimensioni ridottissime e una massa trascurabile, ma tutti insieme hanno una zoomassa che può cambiare la percezione comune del loro valore ecologico e che questa aumenta in ambienti dove la decomposizione è rapida e nelle zone interstiziali. Essi hanno dato inizio e partecipano sin dalla notte dei tempi e al “grande gioco della vita sulla terra”, e mentre spendono il loro ciclo vitale in modi differenti e in mondi piccoli e rischiosi, l’eco della loro vita giunge lontano nella struttura multilivello e multidimensionale della natura. Ma se gli invisibili sono tali agli occhi dei più, lo sono anche coloro che quotidianamente li studiano: i ricercatori. Queste persone, di nazionalità differenti e con matrici culturali diverse, fanno parte di una comunità che costruisce un’altra rete di rapporti per dare il proprio contributo non solo alla conoscenza del funzionamento del mondo naturale, ma per affrontare le sfide della contemporaneità legate alla sostenibilità e alla nostra stessa salute. Lo scopo della mostra e della conferenza è proprio quello di evidenziare come l’invisibile in fondo è una porta che conduce ad un doppio racconto, uno biologico e l’altro profondamente umano, ma entrambi connessi al valore della diversità e della resilienza.
